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Quali sono le origini del peposo?

Uno dei tanti modi per scoprire la storia, la cultura e le tradizioni di un luogo è quello di conoscerne le abitudini culinarie: poche esperienze riescono infatti a raccontare l’identità di un territorio quanto la sua cucina tipica. E quella toscana è una cucina caratterizzata da abbinamenti semplici, ma ricca di sapori, che trae le sue origini dal mondo contadino. Ancora oggi, molti dei suoi piatti tipici vengono preparati secondo ricette che da secoli si tramandano di generazione in generazione.

Una delle specialità toscane più note ed apprezzate è il peposo, una sorta di spezzatino tipico di Impruneta, piccolo paese posizionato al confine del Chianti Classico da sempre famoso per la produzione del cosiddetto cotto di Impruneta, terracotta la cui tradizione affonda le radici nel Medioevo. Detto anche alla fornacina, o dell’Impruneta, il peposo è un piatto da gustare durante le fredde serate invernali.

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L’antica ricetta prevede pochi ingredienti: carne di manzo allevato in Toscana (taglio muscolo o guancia), vino Chianti, sale, spicchi d’aglio vestiti e pepe in abbondanza (da cui deriva il nome peposo). Il vero segreto sta nella cottura. La carne viene lasciata cuocere lentamente per almeno quattro ore, fino a quando non risulti estremamente morbida.

Ma ciò che gioca un ruolo fondamentale nella preparazione di questo appetitoso piatto è la terracotta in cui la carne viene cucinata.

Pare, infatti, che il peposo sia stato inventato dai fornacini dell’Impruneta, ossia gli addetti alla cottura dei mattoni nelle fornaci, i quali usavano mettere in un angolo della fornace una casseruola di terracotta con tutti gli ingredienti, e dopo circa cinque ore di cottura gustavano lo squisito piatto.

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Il peposo deve una parte consistente della sua notorietà a Filippo Brunelleschi.

Leggenda vuole che, durante la costruzione della cupola del Duomo di Firenze, i fornacini fossero quasi tutti di Impruneta e che fossero abituati a cuocere la carne sulla bocca del forno insieme alle tegole ma senza le spezie, che all’epoca erano rare e costose. Un giorno fu proprio il famoso architetto, dopo aver assaggiato il piatto che gli operai stavano preparando, a fornire loro il pepe e le spezie per insaporire la carne, dando vita così alla prima versione del peposo.

Secondo un’altra leggenda invece gli operai quando andavano a pranzo nelle osterie ritornavano al lavoro sempre un po’ brilli, facendo perdere un sacco di tempo. Allora, il Brunelleschi, per evitare queste perdite di tempo, decise di far arrivare vino e peposo direttamente sulle impalcature, cosicché gli operai potessero mangiare senza dover scendere.

Non si sa se queste storie siano vere perché non sono state trovate prove del legame della ricetta con la costruzione della cupola ma, quel che è certo, è che questo delizioso piatto rende onore alla cucina toscana!

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