fbpx

Magazine

Prodotti tipici toscani: la Finocchiona IGP

La Toscana è apprezzata dai turisti di tutto il mondo per i paesaggi mozzafiato e l’atmosfera che vi si respira ma anche per la buona cucina e i suoi prodotti tipici, tra i quali spicca la Finocchiona IGP, un insaccato stagionato veramente delizioso che è un vanto tutto chiantigiano. Cosa rende unico questo preparato? Senza dubbio il suo ingrediente principale, i semi e/o fiori di finocchio (da cui deriva appunto il nome “finocchiona”), aggiunti insieme a pepe, sale, aglio e vino rosso, a un impasto delle migliori carni suine. Deve la sua qualità al gusto particolare e alla sapiente lavorazione, rimasta sostanzialmente invariata rispetto a quella originaria, che conferisce alla fetta una particolare morbidezza.

Si abbina molto bene con il pane toscano, che, preparato senza sale, permette di apprezzare appieno l’aroma del finocchio, ma è ottima pure con focacce e schiacciate. Grazie al suo sapore intenso può essere anche utilizzata come ingrediente per la preparazione di ricette originali e sfiziose come i tortelli di patate al ragù di finocchiona o dei succulenti tagliolini all’uovo con finocchiona e crema di carciofi. Con cosa accompagnare la finocchiona? Ovviamente con un buon bicchiere di Chianti. Proprio lungo la via Chiantigiana, i due comuni di Campi Bisenzio e Greve in Chianti si contendono la sua paternità.

Oltre ad un sapore unico, questo salume vanta pure una storia antichissima. Le sue origini risalgono al Medioevo, quando gli ingegnosi norcini toscani, per sopperire all’uso del più raro e costoso pepe, decisero di aggiungere all’impasto i semi di finocchio, che erano più facili da reperire nei campi e adatti a coprire l’eventuale deterioramento della carne. I contadini sfruttavano l’inconfondibile e marcato aroma della finocchiona anche per vendere i vini meno pregiati e di qualità scadente. Recitava così un detto popolare nel Chianti: “Come gli abili parrucchieri sono capaci di far sembrare piacente anche la donna più brutta, così l’aroma della finocchiona è capace di camuffare il sapore anche del più imbevibile vino“. Da questa astuta consuetudine deriva l’utilizzo del termine “infinocchiare” come sinonimo di inganno e raggiro ai danni di qualcuno.

Si racconta che il famoso scrittore Niccolò Machiavelli, che era un grande buongustaio, fosse particolarmente ghiotto di questo prelibato salume, che sembrava avesse su di lui reazioni eccitanti. L’uso del termine finocchiona si ritrova anche in numerose testimonianze storiche tra XIX e XX secolo: viene citata nel 1875 nel Vocabolario della lingua parlata di Rigutini e Fanfani e nel 1878 nel Dizionario del Vernacolo Fiorentino di Pirro Giacchi. In epoca moderna, un ulteriore riconoscimento si riscontra nel Dizionario Enciclopedico Italiano Treccani del 1956, dove è definita “salume tipico toscano”.

Foto © Consorzio Finocchiona IGP

Facebook
Twitter
LinkedIn

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Commento
Nome*
*

Parlano di noi